Andrea28k - venerdì 21 dicembre 2007
Silvio Berlusconi è indagato dalla procura di Napoli per la corruzione di Agostino Saccà, presidente di RaiFiction e per istigazione alla corruzione del senatore Nino Randazzo (eletto dagli italiani di Australia) e di altri senatori della Repubblica.

Come vuole tradizione lo scandalo nasce in maniera casuale, i pubblici ministeri stanno indagando su un giro di iperfatturazioni che nasconde la costituzione all'estero di fondi neri. I personaggi coinvolti e i loro contatti fanno parte del mondo della fiction e della Rai, come il presidente di Raifiction Agostino Saccà.

Le testimonianze sono due. Una telefonata intercettata tra Saccà e Berlusconi il 21/06/2007, e la dichiarazione alle autorità del senatore "australiano" Nino Randazzo.

LA TELEFONATA
Nell'intercettazione Saccà chiede aiuto a Berlusconi per eliminare i contrasti che nel consiglio di amministrazione della RAI dividono "i suoi consiglieri", quelli della Casa delle Libertà, e Saccà ricorda che all'interdo del Cda "la maggioranza cinque è importante anche in questo passaggio, riusciamo a conservarla per un anno dopo la.." sconfitta della destra alle elezioni. Saccà da buon sottoposto evita di nominare quel brutto momento al "Presidente".
Nella telefonata si passa poi alle pressioni di Bossi per la fiction sul Barbarossa, infine il Cavaliere fa quattro nomi di candidate attrici (da favorire?): Elena Russo, Evelina Manna, Antonella Troise, Camilla Ferranti. Berlusconi spiega che non sono tutte affar suo perché "la Evelina Manni mi è stata segnalata da un senatore del centro-sinistra che mi può essere utile per far cadere il governo".

LA DICHIARAZIONE
Ci troviamo prima della famosa spallata andata male, Berlusconi ha assolutamente bisogno di senatori che passino dalla sua parte, qui appare Nino Randazzo. Al senatore viene analizzata la denuncia dei redditi, tanto per intuirne il prezzo sul mercato, poi viene convocato dal Cavaliere.

Quel che accade nella residenza romana di Berlusconi il senatore lo racconterà ai pubblici ministeri, è la testimonianza numero due. Berlusconi lo lusinga, se Randazzo cambierà cavallo potrà essere viceministro degli Esteri o sottosegretario con la delega per l'Oceania (al senatore Edoardo Pollastri eletto in Brasile, viene promessa la delega come sottosegretario al Sud-America). Randazzo sarebbe stato il numero 2, appena dietro Berlusconi, nella lista nazionale alle prossime elezioni e l'intera campagna elettorale sarebbe stata pagata dal Cavaliere. Randazzo rifiuta.
Che immagine. Da un lato un piazzista 71enne, da sempre compratore di tutto e tutti (politici, giudici, finanzieri, avvocati), dall'altro un giornalista 75enne, un uomo d'altri tempi che non è disposto a farsi comprare perchè ha una sua moralità.

"Randazzo ricorda ai pubblici ministeri un bizzarro episodio che gli era occorso in estate, in luglio. Passeggiava nella Galleria Sordi, in piazza Colonna a Roma. Come d'incanto, come apparso dal nulla, si ritrova accanto un imprenditore australiano, Nick Scavi. L'uomo lo apostrofa così: "Voglio offrirti la possibilità di diventare milionario. Ti darò un assegno in bianco che potrai riempire fino a due milioni di euro". Randazzo rifiuta l'avance." (Giuseppe D'Avanzo)

Bentornato Silvio, le tue porcate ci mancavano. Ci aiutano a ricordare con quale soggetto Veltroni sta cercando di accordarsi (fuori dal Parlamento) per la legge elettorale che dovrebbe aiutare a governare l'Italia.

Questa è l'intercettazione:


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Andrea28k - mercoledì 5 dicembre 2007
Le buone notizie sono già finite, volevo fare un post mio ma l'articolo di Marco Travaglio merita veramente.

"Clementina Forleo non è una donna di mondo. Nonostante gli avvertimenti, non ha ancora capito come vanno le cose in Italia. Se. Come già i suoi colleghi del pool Mani pulite, trascorre le giornate tra la Procura di Brescia (interrogata dai pm Tarquini e Salamone: gli stessi che imbastirono decine di inchieste su Di Pietro, Navigo, Colombo e Boccassini, senza cavarne un ragno dal buco) e il Csm, fra un procedimento disciplinare e una procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale, è perché non si è fata furba.

Eppure le sarebbe bastato poco per vivere tranquilla. Rispondere di no alla Procura che nel 2005 le chiedeva di intercettare il governatore Fazio e i furbetti i quali, ben coperti a destra e a sinistra, stavano scalando due banche e il primo giornale d’Italia. Rispondere di no ai pm che chiedevano di sequestrare azioni e plusvalenze della banda del buco, bloccando le scorribande su Antonveneta, Bnl e Rcs e facendo recuperare allo Stato 93 milioni. Rispondere di no al pool che chiedeva di inviare alla Camera le telefonate tra i furbetti e 6 parlamentari, 3 forzisti e 3 Ds, per avere il permesso di usarle contro i furbetti e contro 2 parlamentari (D’Alema e Latorre). Anzi, meglio: mangiarsi i nastri con quelle imbarazzanti conversazioni, anziché farli trascrivere, onde evitare che la gente si facesse un’idea dei propri rappresentanti.

O ingannare le Camere, raccontando una bugia, e cioè che le telefonate – una volta autorizzate – sarebbero state usate solo contro i furbetti, non contro i politici. Quando poi un alto magistrato, uomo di mondo, le consigliò – lei racconta – di stare attenta a depositare le telefonate Unipol, Clementina avrebbe dovuto dare ascolto a lui anziché alla legge e alla coscienza, anziché segnalare la “pressione” ad alcuni colleghi e poi al Csm.

Quando poi vide, in piazza Duomo, alcuni poliziotti che pestavano un magrebino, avrebbe fatto meglio a voltarsi dall’altra parte e girare l’angolo, anziché intervenire a fermarli. E quando notò che colleghi e carabinieri di Brindisi dormivano, anziché indagare a fondo sulle minacce subite dai sui genitori poco prima della loro morte in un incidente, avrebbe dovuto ringraziarli, non protestare. E quando il pm De Magistris venne spogliato delle indagini e trascinato dinanzi al Csm, avrebbe dovuto fare come quasi tutti i colleghi: fingere di non vedere e lasciarlo solo, anziché solidarizzare con lui in tv.

Quando Parlando di Paolo Borsellino e dei genitori morti tragicamente le vennero le lacrime agli occhi, avrebbe fatto meglio a inventarsi una congiuntivite: un magistrato, tanto più se donna, non deve piangere mai. Altrimenti è pazzo (soprattutto se ha appena fatto recuperare allo Stato 93 milioni di euro).

Ecco: se avesse imparato a stare al mondo, oggi la Forleo non farebbe la spola tra Brescia e il Csm. Non sarebbe accusata dal Pg della Cassazione di “negligenza grave e inescusabile”, di aver “violato gli obblighi di correttezza, equilibrio e imparzialità” e financo di aver “leso la reputazione, il prestigio e l’immagine di uomini politici”. Perché, com’è noto, la colpa è sempre di chi le cose le scopre e le racconta, non di chi le fa. La Forleo non l’ha capito, o non l’ha voluto capire. Non s’è nemmeno iscritta a una corrente Anm, non si meraviglie se l’Anm non ha speso una parola in sua difesa.

Dalla desolante lettura del capo d’incolpazione firmato dal Pg della Cassazione, che ricalca le memorie difensive dei politici coinvolti nel caso, si scopre che il gip non avrebbe dovuto chiedere al Parlamento il permesso di usare le telefonate dei politici perché la Procura non li aveva ancora indagati. Forse il Pg ignora che il pm Francesco Greco aveva dichiarato che, in base alla legge Boato, non si posso indagare parlamentari per telefonate non autorizzate. Fu proprio per avere l’autorizzazione che il gip avvertì le Camere che nelle bobine emergevano, da parte di politici, “complicità nel disegno criminoso”, cioè nell’aggiottaggio dei furbetti.

Fu – scrisse Franco Corsero – un segno di “troppa lealtà”: è per troppa lealtà al Parlamento che il gip deve pagare? Per aver applicato la legge Boato, poi fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale? Si sperava che questi orrori sarebbero finiti col governo Berlusconi. Invece, da lunedì, compariranno al Csm l’unico pm che indagava sul premier e sul Guardasigilli e l’unico gip che si sta occupando del ministro degli Esteri. Due magistrati a caso."



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