Andrea Mattioli - lunedì 18 febbraio 2013
Partecipazione e voto sono cose ben distinte.

La partecipazione è ATTIVITA' (da qui attivista). Il cittadino spende una parte del proprio tempo per informarsi, approfondire, applicare, diffondere, proporre, agire materialmente affinché il sistema politico-istituzionale funzioni meglio, agendo quindi per migliorare la qualità della vita delle persone che a quel sistema sono agganciate.

Il voto NON E' ATTIVITA'. Il cittadino mette una croce su una scheda ogni tot di anni, senza necessariamente informarsi bene (non considero Ballarò informazione politica), anzi il voto può essere tranquillamente dato senza sapere niente né dei candidati, né dei programmi, né dell'attualità o delle idee. Per decidere chi votare spesso basta il consiglio di un genitore, un viso simpatico visto in giro, uno slogan ben studiato e presentato, una brillante presenza ad un programma televisivo, la fede in un simbolo, l'abitudine.

Il problema non è la quantità di votanti, il problema è la qualità dei votanti. Di gente che vota senza avere gli strumenti per farlo ce n'è tantissima ed è una cosa molto grave perchè anche nelle loro mani c'è il futuro di milioni di persone. L'esame di scuola guida, come gli esami scolastici, come qualsiasi prova servono a verificare che una persona è in grado di svolgere un compito che potenzialmente mette a repentaglio la salute e i beni della collettività (guidare l'auto, operare una persona, progettare una casa).

Il voto non è un diritto-dovere. Il voto è solo un diritto, il dovere è di rendere sè stessi in grado di scegliere il proprio rappresentante istituzionale. Se ci si rende conto di non essere in grado di fare questa scelta, per evitare di danneggiare la comunità sarebbe meglio non andare a votare.

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Andrea Mattioli - venerdì 8 febbraio 2013
La differenza tra Platone, Nietzsche e l'uomo medio è maggiore della differenza tra lo scimpanzè e l'uomo medio.
Il regno del vero spirito, del vero artista, del santo, del filosofo sono in pochi a raggiungerlo.
Perchè così pochi? Perchè la storia del mondo e l'evoluzione non sono degli esempi di progresso, ma piuttosto un'infinita e futile addizione di zeri?
Non si sono sviluppati i valori più importanti.
I Greci 3000 anni fa non erano certo meno progrediti di noi.

Quali sono le barriere che impediscono all'essere umano di arrivare perlomeno vicino al suo vero potenziale?
La risposta a questa domanda la si può trovare in un'altra domanda: qual'è la caratteristica umana più universale?

La paura o la pigrizia?

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Andrea Mattioli - sabato 13 ottobre 2012
Amici e conoscenti del Movimento 5 Stelle di San Benedetto del Tronto,
sto materialmente uscendo dal gruppo, le motivazioni le conoscete. Per prendere questa decisione ho dovuto capire e accettare quanto lontano sia il gruppo dalla mia posizione riguardo alla questione nazionale, alle ingiustizie finora compiute dalla Dirigenza nazionale, a cosa dovrebbe essere già diventato il Movimento e invece non sarà mai a causa della continua attività schiacciante della Dirigenza nazionale, che trasforma di fatto l'unica speranza di molti cittadini in una nuova trappola illusoria, efficace nel disperdere le preziose energie della società civile. Non sto parlando di tutto il gruppo, ma comunque il numero di coloro che, oltre ad avere ad un pensiero simile al mio, agiscono concretamente si riduce quotidianamente. Io non ho abbastanza energie per portare avanti la battaglia nazionale contro la potente Dirigenza 5 Stelle, se avessi avuto il gruppo al mio fianco avrei mantenuto una speranza, ma allo stato attuale è solo un'illusione. Altra illusione è stata quella di pensare che da grillini ci fossimo evoluti in movimentisti, ci ho creduto dal giorno della riunione del 20/04/2012 in casa mia; al contrario in molti di noi ho visto un calo qualitativo, probabilmente alimentato dalla paura di venir espulsi come Cento o come Ferrara, comunque nella recente riunione in sede (11/10/2012) ho visto e capito di non riuscire a vincere né l'opposizione attiva di alcuni, né l'opposizione passiva di chi, in un modo o nell'altro, li segue.
Riconosco di aver impiegato tanto tempo per arrivare a queste conclusioni, è vero che per assimilare certi concetti ho necessità di sbatterci forte la faccia, è accaduto anche per quanto riguarda la comprensione di ciò che veramente è il 5 Stelle nazionale e a cosa realmente punta la Dirigenza del Movimento.

Sono convinto che siate brave persone e - tranne l'omertosa e disonesta comunicazione data ai cittadini il 13/09/2012 di cui mi vergogno profondamente - sono orgoglioso di quanto finora il gruppo ha prodotto.


Buona fortuna,
Andrea.

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Andrea Mattioli - lunedì 11 giugno 2012
Articolo numero quattro sull'appassionante libro "Avanti tutta" di Simone Perotti.

Capitolo Imprese e Lavoro. Fallimento della prospettiva collettiva

Pascal lo scrisse quattrocento anni fa, ma sembra oggi più vero di ieri. L'incapacità di stare bene da soli a casa propria determina la voglia di andare altrove a tutti i costi, che subito diventa bisogno di invadere, di acquisire, di modificare, di contaminare il mondo esterno. Se uno sa stare a casa sua tranquillo e non ha bisogno di niente di particolare, sfugge a una miriade di condizionamenti e di compromessi necessari. Non solo, evita di tafanare il mondo con la sua smania e di sorreggere il Sistema con la sua spalla. Il che non vuol dire che poi non decida di viaggiare, ma senza urgenza, sapendo che se il volo viene annullato torna a casa e sta bene lo stesso. In questo credo che anche che abbia un grande peso l'eliminazione del consumo superfluo. Se mi viene in mente di comprare qualcosa, tratto la novità come un'idea, la studio, l'accarezzo, la valuto, alla peggio la tratto come un desiderio, non come un bisogno, tanto meno impellente. L'acquistare quel bene, a parte cibo e poco altro, non sposta la mia vita di un millimetro. E così via.

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Andrea Mattioli - lunedì 2 aprile 2012

Articolo numero tre sull'appassionante libro "Avanti tutta" di Simone Perotti.

Capitolo Il popolo dei downshifter. Storie e commenti

L'effetto principale e tangibile delle paure è il fatto che ci impietriscono. Quando riescono a bloccarci, costringendoci a fare ogni giorno le cose di sempre, senza idee, senza cambiare mai, il loro obiettivo è raggiunto. Non sto parlando del timore che ci assale quando dobbiamo attraversare un ponte pericolante. In quel caso si tratta di buon senso: se il ponte dovesse cedere, cadremmo nel vuoto e moriremmo. Le paure del cambiamento non sono così. Se provo, comunque, non muoio. Anzi, se provo morirò comunque, come è scritto, ma non ora. Dunque perchè non tentare? Perché non tentare almeno parzialmente, trovando una via intermedia, saggiando il terreno in modo graduale?

Ecco che la paura comincia a cedere. Un po' come quando proviamo ad assaggiare sulla punta della lingua una pietanza che temiamo non ci piaccia. Finché non tentiamo, quella paura ci immobilizza, ma se facciamo almeno il gesto di provare, la pura scricchiola, la pietanza potrebbe piacerci, l'immobilità sciogliersi in un progresso.

Sulle paure potremmo stare giorni, scrivere pagine, e non finire mai di parlarne. A me basta testimoniare che il ponte si è rivelato più solido del previsto e l'ho attraversato, che dopo anni di tentativi non sono morto, che sto percorrendo una via anche difficile, ma che dà molto senso alla mia vita. Morirò anche io, certo, ma senza alcun rimpianto verso le scelte di vita che ho avuto a disposizione. Forse, per questo, morirò di meno.

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Andrea Mattioli - sabato 28 gennaio 2012

Articolo numero due sull'appassionante libro "Avanti tutta" di Simone Perotti.

Capitolo Dopo il downshifting. Scoperte (buone e cattive)

Cambiare vita libera tempo, risorse, occasioni. Non c'è più (quasi) nulla che si deve fare. Molto, invece, che si può fare. [...] Quel può è soggetto alle stesse regole, ha gli stessi vincoli, costa lo stesso prezzo di prima. Il fatto che non non facessimo una serie di cose (quando no potevamo) non era dovuto solo alla mancanza di tempo, all'inserimento nell'ingranaggio ecc. Anche a quei vincoli, certo, ma soprattutto alle nostre debolezze, alla nostra mancanza di metodo, alla nostra non focalizzazione. A volte (diciamolo) alle nostre mediocrità.

[...] se uno non leggeva prima ("perchè come fai a leggere se la sera sei stanco dopo una giornata di lavoro?"), non leggerà neppure dopo. Se uno era stresato prima, è facile che lo sia anche dopo [...].
Se uno non aveva tempo nè voglia di dedicarsi ad amici, parenti, compagne non ne avrà neppure dopo [...]. Se uno era nervoso probabilmente non lo era soltanto perché si sentiva preda dell'ingranaggio, ma perché non ha autocontrollo.

[...]

Quello che ci capita non è (quasi) mai dovuto a un vincolo esterno, e tanto meno a una fatalità. E' la proiezione della nostra immagine sul fogli, è il nostro ritratto. E se vogliamo cambiare qul ritratto non basterà prendercela con il Sistema, non sarà sufficiente smettere di lavorare, smettere di guadagnare soldi per comprare beni inutili.

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Andrea Mattioli - martedì 1 novembre 2011

Ho appena finito di leggere un libro che un amico mi ha consigliato e prestato: Avanti Tutta di Simone Perotti.
L'autore alcuni anni fa ha lasciato il suo lavoro ben pagato di dirigente milanese per intraprendere uno stile di vita più sano e libero da numerose catene imposte da sè stesso e dal sistema. Perotti ha scritto 2 libri sul suo cambiamento di vita (downshifting), prima Adesso Basta e poi Avanti Tutta. Li consiglio entrambi, da leggere in ordine, il secondo mi ha conquistato di più.

Da Avanti Tutta, capitolo Noi e il Sistema che ci circonda:

[…] ciò a cui assistiamo ogni giorno, tanto nella vita corrente quanto attraverso telegiornali e carta stampata, è la sconfitta definitiva del pensiero organizzato, dell'azione di massa capace di cambiare il Sistema. Siamo talmente assuefatti all'assurdo che ben poche cose ci portano in piazza, ci fanno cambiare voto alle elezioni (anche solo per provarci...), e la partecipazione è sempre minoritaria. Io ho anche il sospetto di aver capito perchè.

La nostra epoca è dominata dal pensiero debole, tipico delle fasi di decadenza. E' già successo ed è sempre finita male. Per recuperare la via della coscienza e della consapevolezza, per ridare il giusto valore alle cose, è sempre stata necessaria una guerra.

[…]

Movimenti e partiti d'opposizione […] sono diventati soggetti deboli e senza rappresentanza, incapaci di elaborare pensiero e ancor più di affascinare e aggregare. Al loro interno (insieme a gente in gamba e seriamente motivata, un'esigua e ininfluente minoranza) si ritrovano soggetti deboli, malati del virus trimolecolare lavoro-paura-denaro, che partecipano per prendere quello che gli serve (a volte solo compagnia, relazioni, protezione, oppure antidoti a noia e assenza di senso, qualcosa per cui sperare).

Per costruire movimenti forti occorrono uomini forti, e in giro ce ne sono assai pochi. E' il risultato di un cinquantennio di fuori pista culturale.

[…]

Io non credo più in alcun movimento organizzato composto da gente debole. Quello che mi manca per credere, contrariamente a quanto si sostiene, non è l'assenza di una leadership forte, ma l'assenza di una base forte. […] Chi vive seguendo simboli e schemi fragili non può darmi speranza nel cambiamento, rappresentarmi, offrirmi alternative, anche e soprattutto se si unisce ad altri pensando di diventare forte.

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Andrea Mattioli - martedì 18 ottobre 2011
La manifestazione di sabato 15 ottobre a Roma era contro la politica di austerity, tagli e privatizzazioni imposta dalla Comunità Europea. Chi manifestava chiedeva che il pareggio di bilancio non fosse il primo comandamento di un Paese, in quanto una Nazione non è una qualsiasi azienda privata a cui controllare i libri contabili. Nella manifestazione si gridava che i popoli non devono pagare un debito e una crisi costruiti dagli speculatori finanziari, dai politici corrotti, dalle banche inaffidabili, dalla globalizzazione e dal mercato lasciato senza controllo che tanto piace alla BCE. Questo è ciò che giornali e tg non hanno raccontato.

Sabato ero a Roma.
Ho percepito d'un tratto l'atmosfera che cambiava: tutti si sono fermati, i normali manifestanti sono arretrati, spaventati, davanti s'è materializzato un gruppo compatto di soldati, casco nero, vestito nero, volto coperto di nero. Un palo della segnaletica stradale è diventato un ariete e un negozio di alimentari è stato sfondato. Loro efficienti e spietati, noi incazzati e spaventati.
Ho sentito poco dopo il puzzo terribile della plastica in fumo, erano gli interni e i copertoni di una Mercedes station wagon appena incendiata, a 10 metri da me. Ho avuto paura che esplodesse come nei film (poi ho capito che non esplodono), e ho sentito il piacere di veder bruciare un simbolo del lusso e dello sperpero.
Ho visto i suv che bruciavano, l'enorme fumo nero salire, identico alle colonne di fumo che si sollevavano dai pozzi del Kuwait incendiati nel 2003. Mi son chiesto quanto petrolio e sangue poteva aver consumato quel suv finora, e mi son rattristato pensando che probabilmente il proprietario l'aveva assicurato contro gli incendi.
Ho visto i bancomat e le vetrine delle banche presi a martellate, sfondate, distrutte, imbrattate. Mi son chiesto se il valore economico di quella devastazione fosse minimamente paragonabile a quanto viene estorto in maniera subdola ai possessori di conti correnti, a coloro che si trovano costretti a chiedere prestiti con interessi a 2 cifre, a quanti hanno dato fiducia ad un sorriso incravattato, finendo poi perdere buona parte dei propri risparmi.
Ho visto l'ufficio delle Poste Italiane assaltato come una qualsiasi altra banca. Ho capito che chi protesta contro il sistema bancario privato e chiede più tutela e sovranità nazionale, non può distruggere una sede dell'ente che più somiglia ad una banca di stato.
Ho visto i vetri sfondati di una Smart e poco più in là una vecchia 500 assolutamente intatta.
Ho visto le vetrine della Manpower sbriciolate in mille frammenti, bellissimi, brillavano come i fuochi d'artificio che da bambino vedevo per la festa della Madonna della Marina. Ho sentito la stessa gioia di quando ero bambino, ripensavo ai 2 anni in cui ho lavorato tramite la Manpower e ai contratti di lavoro della durata di 3 settimane che facevano.
Ho visto tanti ragazzini sotto i caschi neri, di solito avevano meno di 20 anni.
Ho visto tante ragazze a fianco dei caschi neri, bloccavano con arroganza quelli che volevano fare le foto, urlavano bestemmie perchè i loro simili non mantenevano la posizione e si disperdevano in mezzo ai veri manifestanti.
Ho visto un 30enne vestito di nero, niente casco, nessuno zaino carico, volto scoperto, in mano solo un corto bastone di legno, sformato, come fosse stato ricavato in modo grezzo da un ramo. Era sempre in zona, ma non faceva niente, faceva penzolare il suo bastone e si guardava intorno, il suo sguardo mi terrorizzava.
Ho visto il camioncino blindato della polizia invadere piazza San Giovanni ed investire un ragazzo.
Ho sentito lo slogan "NO VIOLENZA" urlato all'infinito dai bordi della piazza.
Ho visto un pacifista impazzito sbraitare contro un poveraccio che cercava di riprendere fiato dopo un areosol di lacrimogeni, colpevole d'essersi ritrovato nel posto sbagliato.
Ho provato i lacrimogeni, bruciano.
Ho visto che i black bloc all'opera non sono solo vandali, sono anche soldati, che attaccano e si ritirano, attaccano e si ritirano.
Ho visto i manifestanti-artisti nonostante tutto continuare con i loro balli e i loro spettacoli, con la determinazione di chi vuole compensare la rabbia con l'allegria.
Ho visto il blindato della polizia abbandonare il campo di battaglia e invadere la piazza piena di manifestanti pacifici, con gli idranti aperti.
Ho visto un edificio del Ministero della Difesa completamente bruciato, piano terra e primo piano, il tetto sfondato dalle fiamme. Ho pensato a quanti palazzi in Iraq, in Afghanistan, in Libia sono stati ridotti nello stesso modo da soldati e mezzi italiani.

Oggi che sono al sicuro in casa mi trovo a pensare a come si potevano fermare quelle centinaia di ragazzi vestiti di nero, sento la rabbia verso chi ha fatto fallire completamente una grande protesta. Sarebbe bastata la prevenzione che è nelle mani di Digos e servizi segreti, ma è ovviamente solo un sogno, i black bloc servono bene il potere, la loro violenza copre perfettamente gli slogan delle manifestazioni e delle proteste. Mi viene da pensare ad un servizio d'ordine interno, ben organizzato dai manifestanti prima dell'evento. Mi immagino i 2 gruppi che si scontrano, i cattivi che fanno violenza e i buoni che ne fanno altrettanta, a mani nude, con i bastoni, con i coltelli, con le pistole, una gara a chi usa lo strumento più efficiente, all'infinito. Misà che non funzionerebbe, forse come dice qualcuno la violenza porta solo altra violenza, ma intanto la nostra grande protesta è stata annientata da chi la violenza l'ha praticata, con efficienza.

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Andrea Mattioli - sabato 8 gennaio 2011

"Scritto da www.esserevegetariani.it"




A tutti i vegetariani sarà capitato di sentirsi dire: “Ma se non mangi carne, come fai per le proteine?”, come se le proteine fossero contenute solo nella carne.
In realtà una dieta vegetariana/vegana è in grado di fornire tutte le proteine di cui si ha bisogno; vediamo perché.



Cosa sono e a cosa servono le proteine.
La principale funzione delle proteine è quella di fare da mattoni per la costruzione e rigenerazione dei tessuti. Si tratta di molecole complesse, costituite da unità più semplici: gli amminoacidi.
Esistono 20 tipi di amminoacidi, ognuno dei quali svolge una funzione specifica ed è quindi assolutamente necessario.
Gli amminoacidi si dividono in “essenziali” e “non essenziali”, perché l’organismo umano è capace di produrre da sé 12 tipi di amminoacidi (i non essenziali), dunque i restanti 8 (gli essenziali) per essere a disposizione del corpo umano devono necessariamente essere assunti con il cibo.
Le proteine che assumiamo con l’alimentazione non sono usate così come sono, ma devono prima essere scisse nei singoli amminoacidi che le compongono. Si forma così il “pool amminoacidico”, una “riserva” contenente tutti i 20 amminoacidi da cui l’organismo attinge per sintetizzare le proteine di cui ha effettivamente bisogno.
Quindi riassumendo: dal cibo che mangiamo otteniamo le proteine, le proteine sono scisse in amminoacidi, gli amminoacidi confluiscono nel pool amminoacidico, il corpo umano attinge dal pool amminoacidico e sintetizza le proteine di cui ha bisogno.
Il fabbisogno quotidiano di proteine è stimato in circa 0,8 grammi per chilogrammo al giorno, corrispondenti all’incirca al 10% del fabbisogno calorico giornaliero.



La dieta vegetariana/vegana fornisce tutte le proteine di cui si ha bisogno?
Si, perché ogni alimento vegetale ha in sé tutti gli amminoacidi essenziali. Attenzione, perché spesso nello stesso alimento vegetale non tutti gli amminoacidi essenziali sono presenti in quantità elevate, per questo una dieta vegetariana è equilibrata dal punto di vista proteico solo se è variegata.
Ad esempio, i legumi contengono solitamente basse quantità dell’amminoacido lisina (ad eccezione della soia), mentre i cereali contengono minori quantità dell’amminoacido metionina: è evidente che combinando cereali e legumi otterremo tutti gli amminoacidi di cui avremo bisogno, senza dover ricorrere a fonti animali di proteine.



Non si rischiano carenze di proteine nobili?
Le proteine cosiddette “nobili” altro non sono che le proteine animali, cioè le proteine contenute nella carne. La loro peculiarità è quella di contenere tutti gli amminoacidi essenziali in elevate quantità, a differenza delle proteine vegetali che ne contengono in sufficienti quantità solo alcuni. Ma come abbiamo visto una dieta vegetariana variegata assicura il fabbisogno di tutti gli amminoacidi di cui l’organismo necessita.
Non dimentichiamo inoltre che i “vegetariani”, a differenza dei “vegani”, mangiano uova e latticini, cioè alimenti ricchi di proteine animali.



Ma per non incorrere in carenze, bisogna assumere a ogni pasto tutti i tipi di amminoacidi?
Una qualunque combinazione di cereali e legumi, come la classica “pasta e fagioli”, ha in sé tutti i cosiddetti amminoacidi essenziali. Ma non è necessario assumerli tutti in unico pasto.
Infatti il nostro organismo fa confluire tutti gli amminoacidi in un’unica riserva, il “pool amminoacidico”, che dura anche diversi giorni.
Non è quindi necessario preparare i pasti con tabelle nutrizionali e calcolatrice alla mano! La regola è: non consumare sempre gli stessi alimenti (ad esempio solo riso e grano come cereali, o solo ceci come legumi) ma mangiare tutto quello che la natura ci offre, in modo che gli alimenti si compensino gli uni con gli altri.



Fonti:
http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/pcrm/pcrm_prot.html

http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/prot_retroscena.html

http://www.vegpyramid.info/nutrienti/proteine.html

http://www.savvyvegetarian.com/articles/get-enough-protein-veg-diet.php

http://www.vegsoc.org/info/protein.html

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Andrea Mattioli - lunedì 27 dicembre 2010
Vado via perchè..
  1. Sono stufo di fermarmi e dire: -Ma questo non ha senso!-

  2. Sono stufo di fermarmi e dire: -Eccolo il senso! Ma che schifo..-

  3. Spendere la mia vita al servizio delle mafie dell'energia e dell'acqua è insopportabile

  4. Da troppo tempo mi sveglio con il BRUTTO pensiero di dover andare al lavoro e non mi succedeva nemmeno quando stavo lontano e facevo il pendolare

  5. Per quanto mi potrà andare male sarà sempre meglio del non averci nemmeno provato

  6. Somiglio più ad un campo coltivato che ad un affollato openspace

  7. Mi hanno sempre detto che le mie sono braccia rubate all'agricoltura
:)