La manifestazione di sabato 15 ottobre a Roma era contro la politica di austerity, tagli e privatizzazioni imposta dalla Comunità Europea. Chi manifestava chiedeva che il pareggio di bilancio non fosse il primo comandamento di un Paese, in quanto una Nazione non è una qualsiasi azienda privata a cui controllare i libri contabili. Nella manifestazione si gridava che i popoli non devono pagare un debito e una crisi costruiti dagli speculatori finanziari, dai politici corrotti, dalle banche inaffidabili, dalla globalizzazione e dal mercato lasciato senza controllo che tanto piace alla BCE. Questo è ciò che giornali e tg non hanno raccontato.
Sabato ero a Roma.
Ho percepito d'un tratto l'atmosfera che cambiava: tutti si sono fermati, i normali manifestanti sono arretrati, spaventati, davanti s'è materializzato un gruppo compatto di soldati, casco nero, vestito nero, volto coperto di nero. Un palo della segnaletica stradale è diventato un ariete e un negozio di alimentari è stato sfondato. Loro efficienti e spietati, noi incazzati e spaventati.
Ho sentito poco dopo il puzzo terribile della plastica in fumo, erano gli interni e i copertoni di una Mercedes station wagon appena incendiata, a 10 metri da me. Ho avuto paura che esplodesse come nei film (poi ho capito che non esplodono), e ho sentito il piacere di veder bruciare un simbolo del lusso e dello sperpero.
Ho visto i suv che bruciavano, l'enorme fumo nero salire, identico alle colonne di fumo che si sollevavano dai pozzi del Kuwait incendiati nel 2003. Mi son chiesto quanto petrolio e sangue poteva aver consumato quel suv finora, e mi son rattristato pensando che probabilmente il proprietario l'aveva assicurato contro gli incendi.
Ho visto i bancomat e le vetrine delle banche presi a martellate, sfondate, distrutte, imbrattate. Mi son chiesto se il valore economico di quella devastazione fosse minimamente paragonabile a quanto viene estorto in maniera subdola ai possessori di conti correnti, a coloro che si trovano costretti a chiedere prestiti con interessi a 2 cifre, a quanti hanno dato fiducia ad un sorriso incravattato, finendo poi perdere buona parte dei propri risparmi.
Ho visto l'ufficio delle Poste Italiane assaltato come una qualsiasi altra banca. Ho capito che chi protesta contro il sistema bancario privato e chiede più tutela e sovranità nazionale, non può distruggere una sede dell'ente che più somiglia ad una banca di stato.
Ho visto i vetri sfondati di una Smart e poco più in là una vecchia 500 assolutamente intatta.
Ho visto le vetrine della Manpower sbriciolate in mille frammenti, bellissimi, brillavano come i fuochi d'artificio che da bambino vedevo per la festa della Madonna della Marina. Ho sentito la stessa gioia di quando ero bambino, ripensavo ai 2 anni in cui ho lavorato tramite la Manpower e ai contratti di lavoro della durata di 3 settimane che facevano.
Ho visto tanti ragazzini sotto i caschi neri, di solito avevano meno di 20 anni.
Ho visto tante ragazze a fianco dei caschi neri, bloccavano con arroganza quelli che volevano fare le foto, urlavano bestemmie perchè i loro simili non mantenevano la posizione e si disperdevano in mezzo ai veri manifestanti.
Ho visto un 30enne vestito di nero, niente casco, nessuno zaino carico, volto scoperto, in mano solo un corto bastone di legno, sformato, come fosse stato ricavato in modo grezzo da un ramo. Era sempre in zona, ma non faceva niente, faceva penzolare il suo bastone e si guardava intorno, il suo sguardo mi terrorizzava.
Ho visto il camioncino blindato della polizia invadere piazza San Giovanni ed investire un ragazzo.
Ho sentito lo slogan "NO VIOLENZA" urlato all'infinito dai bordi della piazza.
Ho visto un pacifista impazzito sbraitare contro un poveraccio che cercava di riprendere fiato dopo un areosol di lacrimogeni, colpevole d'essersi ritrovato nel posto sbagliato.
Ho provato i lacrimogeni, bruciano.
Ho visto che i black bloc all'opera non sono solo vandali, sono anche soldati, che attaccano e si ritirano, attaccano e si ritirano.
Ho visto i manifestanti-artisti nonostante tutto continuare con i loro balli e i loro spettacoli, con la determinazione di chi vuole compensare la rabbia con l'allegria.
Ho visto il blindato della polizia abbandonare il campo di battaglia e invadere la piazza piena di manifestanti pacifici, con gli idranti aperti.
Ho visto un edificio del Ministero della Difesa completamente bruciato, piano terra e primo piano, il tetto sfondato dalle fiamme. Ho pensato a quanti palazzi in Iraq, in Afghanistan, in Libia sono stati ridotti nello stesso modo da soldati e mezzi italiani.
Oggi che sono al sicuro in casa mi trovo a pensare a come si potevano fermare quelle centinaia di ragazzi vestiti di nero, sento la rabbia verso chi ha fatto fallire completamente una grande protesta. Sarebbe bastata la prevenzione che è nelle mani di Digos e servizi segreti, ma è ovviamente solo un sogno, i black bloc servono bene il potere, la loro violenza copre perfettamente gli slogan delle manifestazioni e delle proteste. Mi viene da pensare ad un servizio d'ordine interno, ben organizzato dai manifestanti prima dell'evento. Mi immagino i 2 gruppi che si scontrano, i cattivi che fanno violenza e i buoni che ne fanno altrettanta, a mani nude, con i bastoni, con i coltelli, con le pistole, una gara a chi usa lo strumento più efficiente, all'infinito. Misà che non funzionerebbe, forse come dice qualcuno la violenza porta solo altra violenza, ma intanto la nostra grande protesta è stata annientata da chi la violenza l'ha praticata, con efficienza.
Etichette: 15 Ottobre 2011, banche, BCE, black bloc, crisi economica, debito pubblico, indignati, Roma, violenza